Sullo sfondo c'è l'ascesa al potere di Hitler, una guerra della quale si parla sempre con maggiore insistenza e un'avanguardia intellettuale che inneggia al comunismo.
Lo stile di Isherwood rende con estrema vividezza il carattere mitteleuropeo di Bergman, la Londra degli anni '30 e un ambiente cinematografico di mestieranti e abili manipolatori. Se fino all'ultimo capitolo non è chiara la posizione del narratore, consapevole della propria ambivalenza nei confronti di una società in profondo cambiamento, sul finale - quando tutto ormai è deciso e il film e realizzato - Isherwood si abbandona ad alcune considerazioni sulla vita e, soprattutto, sulla morte che relativizzano l'intera vicenda.